La storia del sequestro di Cesare Casella, rapito a Pavia nel 1988 e liberato in Calabria nel 1990 dopo 743 giorni: il riscatto, la prigionia nell’Aspromonte e la battaglia pubblica della madre Angela Casella.
Il sequestro di Cesare Casella è uno dei rapimenti più lunghi e simbolici della cronaca italiana degli anni Ottanta. Cesare aveva 18 anni quando venne rapito a Pavia, la sera del 18 gennaio 1988. Era il figlio di Luigi Casella, titolare di una concessionaria, e stava rientrando verso casa quando venne bloccato e portato via da uomini armati.
La sua prigionia sarebbe durata 743 giorni, attraversando uno dei periodi più duri della stagione dei sequestri di persona a scopo di estorsione. Dopo i primi giorni, Cesare venne trasferito in Calabria, nell’area dell’Aspromonte, dove fu tenuto nascosto in condizioni durissime, in rifugi scavati nella terra e con catene che limitavano ogni movimento.

Cesare Casella: il rapimento a Pavia e la lunga prigionia in Calabria
Il primo contatto con la famiglia arrivò nelle settimane successive. I rapitori chiesero un riscatto molto alto, mentre i Casella cercavano di guadagnare tempo e trovare una via per riportare a casa il figlio. Nell’agosto del 1988 venne pagata una somma di un miliardo di lire, ma la liberazione non arrivò. Al contrario, il sequestro continuò, rendendo sempre più insopportabile l’attesa.
Cesare rimase per mesi in mano all’anonima sequestri calabrese, espressione usata per indicare i gruppi criminali legati alla stagione dei rapimenti e alla ’ndrangheta. La sua vicenda divenne nazionale non solo per la durata della prigionia, ma anche per ciò che fece sua madre, Angela Casella, destinata a diventare per tutti “Mamma Coraggio”.
Angela Casella, la protesta in Aspromonte e la liberazione
Nel giugno del 1989, dopo mesi di silenzio, paura e trattative inutili, Angela Casella scese in Calabria. Si incatenò nelle piazze della Locride, chiedendo pubblicamente la liberazione del figlio e denunciando l’impotenza dello Stato davanti ai sequestri. Fu un gesto fortissimo: una madre sola, davanti a territori segnati dall’omertà e dalla paura, che trasformò il dolore privato in una protesta pubblica.
La liberazione arrivò il 30 gennaio 1990, a Natile di Careri, in provincia di Reggio Calabria. Cesare tornò vivo, provato fisicamente e psicologicamente da quasi due anni di prigionia. La sua storia contribuì a imprimere nella memoria collettiva l’immagine delle vittime dei sequestri non come nomi lontani, ma come persone costrette a sopravvivere per mesi in condizioni disumane.
Il caso Casella resta anche il simbolo di una stagione criminale in cui i rapimenti erano diventati una fonte di finanziamento per le organizzazioni mafiose. Ma più di tutto resta la storia di un ragazzo sopravvissuto a 743 giorni di prigionia e di una madre che, con il proprio coraggio, obbligò l’Italia a guardare in faccia quella violenza.